Programma Leonardo - Alternative Tourism- Lapponia- 22 luglio/21 ottobre 2004
Il giorno in cui l'associazione Xena mi confermò la data della partenza per la Lapponia, la contentezza di avere ottenuto ciò che tanto avevo desiderato superò di gran lunga il senso di colpa che una ventinovenne ancora in cerca del Lavoro, quello con la L maiuscola, avrebbe potuto, o forse dovuto, provare: in cuor mio sentivo che una esperienza di tale portata, cioè 13 settimane (per chi non avesse voglia di fare il conto sono tre mesi) di soggiorno all'estero, era da fare prima di trovare ciò che mi avrebbe definitivamente "condannata" ad un tran-tran quotidiano.
Se la mia disposizione d'animo era già quella più favorevole ad ottenere dall'esperienza le migliori cose possibili, nulla mi preparò a ciò che veramente ho vissuto, nemmeno i tre giorni di corso di interculturalità e lingua svedese che feci a Padova prima di imbarcarmi sull'aereo che mi portò in Svezia.
Ho parlato della mia esperienza in Lapponia definendola un soggiorno, ma tale definizione è troppo riduttiva. Il programma Leonardo consiste nella permanenza in un paese europeo dove, in cambio di alloggio, pocket money, corso di lingua e varie esperienze culturali e lavorative si chiede al Leonardino di acuire i sensi ed interiorizzare ogni più piccola differenza, uguaglianza o sfumatura del paese e del popolo ospitante.
Nonostante il fitto scambio di mail, per chiedere le informazioni più svariate, riempii la valigia di indumenti autunnali, praticamente invernali, convinta di arrivare nel paese di babbo natale sommerso dalla neve o comunque con un freddo quasi polare: fu una sorpresa trovarmi invece in un paese in cui il sole non solo era più che tiepido, ma che alle 11 di notte era ancora nel cielo ad illuminare a giorno il nostro arrivo.
Ad Arvidsjaur, comune di 7000 abitanti con 4000 laghi, venni accolta da un sorriso smagliante portato da uno svedese vestito con un pinocchietto, polo e sandali bianchi. Michael per tutti i tre mesi ci coccolò come una chioccia fa con i suoi pulcini. Lui e Jerry facevano di tutto perché ogni giorno potesse essere vissuto con l'entusiasmo del primo giorno anche in un paese piccolo come quello in cui eravamo ospiti.
John, Eva, Bengt, Carina, Peter e Liz facevano parte dello staff dell'associazione culturale che si occupava di noi.
Da quel momento fu una meraviglia continua. Una meraviglia nel senso più ampio del termine. Nuvole, tramonti e colline che non erano più solo nuvole, tramonti e colline. Cieli di un turchino intenso, con certe nuvole talmente basse e formose da poter essere toccate. Tramonti tardivi di un rosa indescrivibile, tanto più spettacolari quanto più si potevano riflettere tra le nuvole. Colline, ricoperte dal verde di abeti e betulle, che si dissolvevano all'orizzonte.
E di quei tre mesi indimenticabili, un mese l'ho "sognato" in quello che ho imparato a chiamare "il mio paradiso": un gioiello incastonato tra laghetti e colline in cui ho avuto la fortuna di conoscere, lavorando, un modo diverso di stare in mezzo alla natura, in generale, e ai cavalli in particolare.
Sto descrivendo il "Granlidens vildmarksäventyr" : un maneggio che non è proprio un agriturismo e un agriturismo la cui accoglienza ha molto più a che vedere con quella umana delle persone che ci vivono, piuttosto che con il lusso sfrenato, che molti amano vedere celato dentro un casale perfettamente integrato con l'ambiente che lo circonda. Tutto questo, che in sé sarebbe già abbastanza, non è nulla senza la famiglia che non solo vive in quel luogo, ma che con quel luogo ha instaurato un rapporto alla pari.
Per prima cosa non posso non ricordare Tomas, uomo saggio, nonostante la giovane età, che molto ha vissuto, a sentirlo parlare. Forse un po' saccente ma così dolce e paterno con i suoi figli (e con me) da non essere stata capace di non sciogliermi in lacrime durante l'inevitabile, ma dovuto, distacco.
Non mi posso dimenticare di lei, Annapia, cuoca eccezionale, forte come un uomo, in gamba come una donna dalle mille risorse e dolce, come può esserlo solo una mamma con i suoi sette figli.
Capitai lì quasi per caso, ma fortissimamente determinata a lavorarci. Mi bastò solo uno sguardo per innamorarmi delle costruzioni di legno dipinto di rosso, dei recinti elettrificati che ospitano le pecore, dei cani da slitta a riposo dopo la stagione invernale e di quella strada sterrata che scompare tra le colline fino a fondersi con il cielo svedese.
Fu un mese intenso, di stupore e di divertimento, in cui fui anche impegnata a misurarmi con sentieri a cui non ero abituata: io, amazzone di città, fui catapultata con delizia su di una sella americana e su terreni sconosciuti.
Il Granliden fu solo la giusta prosecuzione e ricompensa di tre mesi trascorsi a conoscere la Svezia e gli svedesi; il loro modo naturale di essere affettuosi senza quell'affetto rumoroso tipico di noi italiani; la loro grande civiltà fatta di anziani che si muovono su tricicli messi a disposizione dal comune e di bambini allergici protetti in asili attrezzati per rendere serena la loro infanzia; per non parlare di quell'amor proprio che li rende orgogliosi delle loro casette di legno circondate da giardini all'inglese e corredate di campo di patate che rappresentano il principale complemento alla loro cucina a base di carne e di salsine.
Oggi io sono una insegnante che a fatica è riuscita ad abituarsi alla vita italiana dopo avere vissuto quella leonardina.
Oggi sono anche una persona migliore, più serena, forte e fiduciosa, che nel dolore provato per la fine del programma Leonardo ha saputo trovare la felicità scaturita dalla pienezza dei sensi.
Gli effetti benefici dell'esperienza lappone li vivo ancora oggi grazie ad un amore trovato mentre lassù venivo intervistata da una radio italiana: oggi sono innamorata del ragazzo che, sentendomi parlare in radio, ha desiderato conoscermi.
By Scree (9/06/2006)
DUE PAROLE SUL LEONARDO
Poter raccontare qualcosa sulla mia esperienza con il Leonardo è un vero piacere: è un modo per poter ricordare i bei momenti che ho trascorso in Spagna. Spero solo di farlo nel migliore modo possibile.
Dunque incomincio con il dire che questo progetto mi ha permesso di trascorrere dal 16 di settembre al 15 dicembre 3 mesi indimenticabili in Spagna, precisamente a Sevilla. insieme a me sono partiti altri 9 ragazzi provenienti da un pò tutta Italia. Con tre di loro (due ragazze e un ragazzo) ho condiviso un appartamento in uno dei barrios (così sono chiamati i quartieri in Spagna) più belli di Sevilla: il barrio della Macarena. Ben fornito di bar, ristoranti, supermercati (decisamente economici rispetto ai nostri), era anche ben collegato con il resto della città da mezzi pubblici. in soli 5 minuti di autobus per esempio riuscivamo a raggiungere la scuola presso la quale frequentavamo il corso di lingua spagnola. Una tappa fondamentale per la mia esperienza in Spagna, che in un solo mese mi ha permesso di acquisire una notevole padronanza della lingua. Il corso era giornaliero, dal lunedì al venerdì, durava 4 ore ed era tenuto da un'insegnante di madrelingua. Decisamente interessante e istruttivo, un modo particolare per imparare a conoscere (anche attraverso filmati, ascolto di cassette, letture di racconti) gli usi e i costumi di un'altra cultura. La terza fase invece è stata quella dello stage lavorativo della durata complessiva di due mesi: ognuno di noi, in base anche alle proprie precedenti esperienze e al proprio titolo di studi, è stato inserito in un contesto lavorativo.
Io per esempio ho svolto la mia pratica presso un'agenzia pubblica che faceva parte del comune di Sevilla. Le mie mansioni al principio erano quelle di front office, ossia accoglienza dei clienti e dar loro informazioni. Successivamente, una volta aver preso maggior dimistichezza con la lingua e con gli strumenti di lavoro, ho incominciato a occuparmi della prenotazione di viaggi.
Un'esperienza decisamente positiva, che mi ha permesso di mettere a confronto, avendo già lavorato in Italia in due agenzie di viaggi, come si opera in uno stesso ambiente lavorativo, ma in due paesi diversi. alla fine tutte le diverse fasi di questo progetto sono state molto positive, perchè mi hanno permesso di maturare, di diventare molto più autonoma e indipendente e soprattutto di conoscere una nuova realtà culturare e professionale.
Quello che vi posso dire è che se avete anche solo una piccola possibilità di poter partecipare a questo progetto, non sprecatela, non buttatela via, perchè un'esperienza così MERITA DI ESSERE VISSUTA FINO IN FONDO.
Parola di chi l'ha già vissuta.
Spero solo di non essermi dilungata troppo.
Un bacio
Sonia
Leonardo da Vinci's project fare o non fare?
Iniziamo cosí. Lo scorso anno sono stata selezionata da Xena per un
tirocinio in Svezia. Perché in Svezia? Perché ero curiosa di conoscerne la
cultura e la lingua... ok visto dal lato pratico quando mi ricapitava
l'occasione di visitare un paese cosí lontano a 0 spese? Insomma non é che
quando si entra in agenzia di viaggi si chiede della Lapponia, magari si
preferiscono altre mete per le vacanze, e poi non ci sono proprio tanti voli
low-cost per arrivarci. Ecco le mie motivazioni per partire, nessuna
aspettattiva. Si forse imparare a cavarmela da sola, azionare la lavatrice
un esempio per farvi capire a che livello ero.
E mi sono trovata benissimo.
Dove sono finita? In lapponia svedese, ad un'ora di macchina sotto il
circolo polare artico. Era estate (per me italiana, per loro era giá
autunno) e le giornate erano ancora lunghe e calde. E tutto era verde, pini,
betulle (le bjork) e tanti laghi. Poi velocemente il paesaggio é cambiato.
Tutto era verde e giallo e rosso e arancione. Le giornate erano corte e
fredde. Ed era ora di tornare a casa. Il tempo é volato.
Chi c'era? Altri sei italiani, carinissimi, con cui ho condiviso tre
bellissimi mesi. E alcuni adorabili amici svedesi.
Cosa ho fatto? un mese di corso di lingua quasi intenso e due mesi di
tirocinio. Una settimana in un ufficio turistico ed il resto nell'ente di
accoglienza organizzando l'ospitalitá per gruppi di giovani inglesi. Mi é
piaciuto cosí tanto che ho chiesto di fare l'EVS li. (Nota: EVS European Voluntary Service, Servizio Volontario Europeo, per info vedi pagina dedicata http://www.xena.it/sve.html)
Un esperienza come questa ti cambia. Ti forma. Sono diventata piú tenace, ho
imparato ad ascoltarmi, non mi agito piú per niente e ho capito il
significato di amicizia. E un sacco di altre cose ancora.
Quando sono tornata in Italia alla fine del progetto ho avuto un attimo di
crisi, mi mancavano gli amichetti e il piccolo mondo svedese. E quindi ho
cercato un lavoro per pagarmi il volo, ho fatto la valigia e sono tornata.
Da cinque mesi vivo in Svezia nello stesso paesino, nella stessa casa che mi
ha ospitato prima, curando l'accoglienza dei giovani di altri progetti e
aspettando che il mio EVS inizi. Ovviamente non retribuita. Ho scelto un
periodo senza ritorno economico. E' difficile a volte ma da soddisfazioni.
Ed é bellissimo.
Insomma fare o non fare il progetto Leonardo? FARE. Decisamente.
See u and good luck
Un abbraccio
Isabella